PERSONALE E’ POLITICO 2b: questa formulazione consente di compiere un passaggio teorico importante: l’ateismo non viene trattato soltanto come una convinzione individuale da “difendere”, ma come una condizione di coscienza le cui possibilità concrete di esercizio devono essere analizzate politicamente.
La trasformerei nella tesi fondativa del progetto.
IL PERSONALE È POLITICO
Per una teoria della Libertà di Coscienza
Tesi fondamentale
La coscienza appartiene alla persona.
Le condizioni nelle quali essa può essere liberamente esercitata appartengono alla società.
La garanzia di tali condizioni appartiene alla politica e alle istituzioni.
Da questa premessa discende una conseguenza:
La libertà di coscienza non può essere considerata pienamente realizzata se la persona è formalmente libera di pensare, ma non è concretamente libera di vivere secondo ciò che pensa.
Ed è qui che emerge la questione dei non credenti.
1. Dal «diritto di non credere» al «diritto di vivere senza credere»
Sono due cose diverse.
Primo livello:
«Lo Stato non mi impedisce di essere ateo.»
È una libertà prevalentemente negativa.
Secondo livello:
«Posso vivere la mia vita personale, familiare, educativa, sociale, culturale e pubblica senza essere penalizzato perché non credo.»
È già una questione di eguaglianza sostanziale.
Terzo livello:
«La società e le istituzioni riconoscono che anche la non-credenza è una legittima forma di coscienza e mettono la persona non credente nelle condizioni di viverla liberamente.»
Questa è la vera frontiera del progetto.
2. La formula potrebbe diventare una vera equazione politica
COSCIENZA PERSONALE
↓
LIBERTÀ DI COSCIENZA
↓
POSSIBILITÀ CONCRETA DI ESERCITARLA
↓
RICONOSCIMENTO SOCIALE
↓
GARANZIA ISTITUZIONALE
↓
EGUAGLIANZA SOSTANZIALE
Se uno di questi passaggi manca, la libertà rischia di rimanere soltanto formale.
3. Il punto decisivo: non «contro la religione»
Questo è strategicamente molto importante.
Il progetto non dovrebbe sostenere:
religione = privilegio
ateismo = vittima
come postulato iniziale.
Dovrebbe invece chiedere:
Le istituzioni italiane garantiscono condizioni equivalenti di libertà di coscienza alle diverse concezioni del mondo?
In questo modo il confronto diventa laico, democratico e verificabile.
Il problema non è togliere diritti ai credenti.
È verificare se gli stessi principi di libertà, dignità e partecipazione siano effettivamente disponibili anche a chi non crede.
4. Qui nasce la «Questione della Libertà di Coscienza»
Potremmo definirla così:
La Questione della Libertà di Coscienza consiste nella verifica della corrispondenza tra il riconoscimento formale della libertà di coscienza e la possibilità concreta, per ogni persona, di vivere secondo le proprie convinzioni o non-convinzioni senza discriminazioni, coercizioni o svantaggi istituzionali.
Questa definizione è più ampia dell’ateismo.
Comprende:
- credenti;
- atei;
- agnostici;
- non credenti;
- persone che cambiano religione;
- persone che abbandonano una religione;
- persone che non vogliono appartenere ad alcuna confessione.
L’ateismo diventa quindi uno dei casi paradigmatici attraverso cui verificare se la libertà di coscienza sia realmente universale.
5. «Il personale è politico» applicato all’ateismo
Possiamo costruire una tabella molto semplice:
| PERSONALE | SOCIALE | POLITICO |
|---|---|---|
| Io non credo | Sono percepito come diverso | Esiste o no discriminazione? |
| Non voglio appartenere a una religione | La mia scelta è riconosciuta? | Le istituzioni sono neutrali? |
| Non voglio educare mio figlio religiosamente | Posso farlo senza pressioni? | Quali garanzie offre lo Stato? |
| Voglio un rito laico | Esiste un’alternativa concreta? | È accessibile come quella religiosa? |
| Voglio un funerale non religioso | Esistono spazi e celebranti? | Il Comune garantisce pari possibilità? |
| Voglio associarmi con altri non credenti | Posso farlo liberamente? | Esistono condizioni associative equivalenti? |
| Voglio dichiarare pubblicamente il mio ateismo | Sono stigmatizzato? | Esistono strumenti contro la discriminazione? |
Ecco la trasformazione:
Un’esperienza individuale diventa una questione politica quando le condizioni sociali nelle quali quella esperienza viene vissuta dipendono da norme, istituzioni, risorse, potere e riconoscimento pubblico.
6. La frase che potrebbe aprire il tuo progetto
Io la formulerei in forma quasi costituzionale:
«IL PERSONALE È POLITICO»
La coscienza è personale, perché appartiene all’individuo e alla sua irriducibile libertà interiore.
Ma la libertà della coscienza non è soltanto una questione privata.
Quando la società, la cultura, le istituzioni e le leggi determinano le condizioni nelle quali quella coscienza può essere esercitata, la libertà di coscienza diventa una questione politica.
Per questo il diritto di credere comprende necessariamente anche il diritto di non credere; il diritto di appartenere comprende il diritto di non appartenere; il diritto di professare una fede comprende il diritto di non professarne alcuna.
Non chiediamo privilegi per i non credenti. Chiediamo di verificare se l’eguaglianza della coscienza sia realmente universale.
Questa ultima frase, secondo me, è particolarmente importante.
Non «diritti speciali per gli atei».
Ma pari libertà per ogni coscienza.
E da qui il progetto può evolvere naturalmente dalla «Questione atea» alla più ampia «Questione della Libertà di Coscienza», dentro la quale l’esperienza dei non credenti rappresenta uno dei principali banchi di prova dell’effettiva laicità democratica dello Stato.


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