LIBERTA’ DI COSCIENZA PER BONINO: A questo punto emerge una formulazione ancora più ampia e, a mio avviso, politicamente più forte:
DALLA «QUESTIONE ATEA» ALLA «QUESTIONE DELLA LIBERTÀ DI COSCIENZA»
La questione non è:
«Come ottenere più diritti per gli atei?»
ma:
«Come garantire a ogni persona la stessa libertà di coscienza, indipendentemente dal fatto che creda, non creda, cambi convinzione o non appartenga ad alcuna religione?»
Questa trasformazione cambia completamente il paradigma.
Il principio
Non diritti speciali per gli atei.
Non privilegi per i credenti.
Pari libertà per ogni coscienza.
E questo permette di definire la laicità democratica non come opposizione alla religione, ma come garanzia istituzionale dell’eguale libertà delle coscienze.
Una possibile «Carta della Libertà di Coscienza»
Il progetto potrebbe quindi assumere come principio fondamentale:
Ogni persona ha diritto alla propria coscienza, alla propria fede, alla propria non-credenza, al cambiamento delle proprie convinzioni e alla scelta di non appartenere ad alcuna religione.
Da questo principio derivano almeno sette diritti:
- Diritto di credere.
- Diritto di non credere.
- Diritto di cambiare convinzione.
- Diritto di non appartenere.
- Diritto di manifestare o non manifestare le proprie convinzioni.
- Diritto di educare i propri figli secondo una concezione rispettosa della libertà di coscienza.
- Diritto di partecipare alla vita pubblica senza essere discriminati per la propria fede o non-credenza.
Il vero banco di prova
Da qui nasce una proposizione particolarmente importante:
La libertà di coscienza si misura non soltanto dalla libertà concessa a chi crede, ma anche dalla libertà concretamente garantita a chi non crede.
Perché il non credente costituisce, in un certo senso, un test della neutralità dello Stato.
Se lo Stato è veramente laico, dovrebbe essere capace di dire:
«Non mi interessa se la tua coscienza è fondata su Dio, sull’agnosticismo, sull’ateismo, sull’umanesimo o su un’altra concezione del mondo. Mi interessa che tu possa viverla liberamente, nel rispetto degli altri e della legge.»
Da qui nasce una nuova domanda politica
Potremmo formularla in maniera ancora più radicale:
Quanto è realmente laica una democrazia nella quale la libertà di coscienza è formalmente universale, ma le possibilità concrete di viverla possono essere profondamente asimmetriche?
Questa domanda non accusa preventivamente nessuno.
Chiede di misurare.
Ed è proprio questo che potrebbe rendere il progetto molto più difficile da liquidare come «propaganda atea».
E qui ritorna Emma Bonino
La sequenza concettuale diventa:
IL PERSONALE È POLITICO
↓
La coscienza è personale
↓
Credere o non credere appartiene alla libertà individuale
↓
Le condizioni sociali nelle quali quella libertà viene esercitata sono collettive
↓
Le condizioni collettive dipendono anche da norme, istituzioni e politiche pubbliche
↓
Pertanto la libertà di coscienza è anche una questione politica
↓
La sua misura è l’eguaglianza sostanziale tra tutte le coscienze
Una frase-manifesto
Credo che questa potrebbe diventare una delle frasi centrali dell’intero progetto:
«La libertà di coscienza non consiste soltanto nel poter avere una coscienza libera; consiste nel poter vivere liberamente secondo la propria coscienza.»
E la conseguenza politica:
«Una democrazia è realmente laica quando non chiede alla persona quale sia il fondamento della sua coscienza, ma garantisce a ogni coscienza la stessa libertà di esistere, esprimersi e partecipare alla vita sociale.»
Questo consente anche di collegare organicamente Libertà di Coscienza, ateismo, laicità, diritti civili e Spiritualità Laica senza trasformare il progetto in una semplice battaglia «contro» le religioni.
Il paradigma diventa:
dalla contrapposizione credenti/non credenti → all’eguaglianza delle coscienze.
Ed è probabilmente questa la cornice teorica più ampia nella quale collocare tutto il tuo progetto sulla Libertà di Coscienza.


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