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COSCIENZA RELIGIOSA: ho verificato i dati disponibili e la conclusione più importante è questa: non esiste un unico numero ufficiale, perché “credente”, “religioso”, “non religioso”, “ateo” e “agnostico” vengono definiti diversamente dalle varie indagini.

Per il tuo progetto, però, possiamo costruire una stima ragionata della struttura della popolazione italiana e, soprattutto, confrontarla con la capacità di organizzazione e rappresentanza.

1. Una fotografia realistica dell’Italia

Una delle rilevazioni più recenti e comparabili è quella Ipsos del 2023: circa 61% degli italiani si dichiarava cattolico, 7% appartenente ad altre confessioni cristiane, 2% ad altre religioni e 28% irreligioso; circa il 2% non rispondeva. (Wikipedia)

Se prendiamo come ordine di grandezza una popolazione di circa 59 milioni, otteniamo:

Grande area% circaPersone, ordine di grandezza
Cattolici61%~36 milioni
Altri cristiani7%~4,1 milioni
Altre religioni2%~1,2 milioni
Irreligiosi28%~16,5 milioni
Non risponde2%~1,2 milioni

Ma attenzione: “irreligioso” non significa automaticamente “ateo”. Può comprendere atei, agnostici, persone spirituali senza religione e persone semplicemente non affiliate a una confessione.

Questo è essenziale per la tua ricerca.


2. Se invece chiediamo: «Credi in Dio?»

Il risultato cambia.

Lo European Values Study 2018 rilevava che circa l’84,4% degli italiani dichiarava di credere in qualche Dio, mentre il 15,6% dichiarava di non crederci. (Wikipedia)

Quindi abbiamo due categorie diverse:

Appartenenza religiosa

Religiosi ≠ 72% necessariamente

Credenza in Dio

Credenti in Dio ≈ 84%

Non credenti in Dio ≈ 16%

La differenza deriva soprattutto da persone che non appartengono a una religione ma mantengono una qualche forma di credenza o spiritualità.


3. Questa distinzione è fondamentale per la tua “Libertà di Coscienza”

Potremmo quindi costruire quattro grandi gruppi:

A. Credenti religiosi

Credono in Dio o nel sacro e appartengono a una religione/confessione.

B. Credenti non religiosi

Credono in Dio, in una dimensione spirituale o trascendente ma non appartengono a una religione organizzata.

C. Non credenti

Atei, agnostici o persone che non credono in Dio.

D. Non affiliati

Persone che non si identificano con una religione, ma che non necessariamente sono atee.

Queste categorie possono sovrapporsi e non devono essere trattate come quattro blocchi rigidamente separati.


4. E la rappresentanza organizzata?

Qui emerge una situazione molto interessante.

L’UAAR pubblica annualmente i propri bilanci sociali; il suo sito rende disponibili anche quelli del 2024. (UAAR)

Nel 2023 gli iscritti erano circa 3.144.

Confrontiamo questo numero con una popolazione non religiosa dell’ordine di 16 milioni.

Il rapporto sarebbe approssimativamente:

3.144 / 16.000.000 ≈ 0,02%

ovvero circa:

2 persone organizzate ogni 10.000 non religiosi.

È una sproporzione enorme.

E non significa che l’UAAR rappresenti soltanto 3.144 persone: significa che gli iscritti non possono essere utilizzati come misura della consistenza dell’intera popolazione non religiosa.


5. Un altro esempio importante

L’Associazione Luca Coscioni dichiara oltre 5.400 iscritti nel 2024 e 49 cellule territoriali. (Associazione Luca Coscioni)

Ma sarebbe metodologicamente scorretto sommare:

3.144 UAAR + 5.400 Luca Coscioni

e dire:

“Esistono 8.544 non credenti organizzati.”

Perché le due associazioni hanno finalità diverse e possono avere soci appartenenti anche a categorie religiose differenti.

La Luca Coscioni, per esempio, è principalmente un’organizzazione per libertà di ricerca scientifica, autodeterminazione e diritti civili, non un’associazione esclusivamente atea.


6. Il dato che secondo me è davvero importante

Possiamo quindi mettere a confronto peso demografico e peso organizzativo.

AREA RELIGIOSA

Decine di milioni di persone

parrocchie

diocesi

ordini religiosi

associazioni

movimenti

scuole e istituzioni culturali

luoghi di culto

strutture territoriali

rappresentanza istituzionale.

AREA NON RELIGIOSA

Milioni di persone

una parte molto piccola organizzata

associazioni laiche/umaniste/razionaliste

alcune organizzazioni nazionali

circoli territoriali

ma assenza di una rete territoriale paragonabile a quella delle grandi confessioni religiose.

Questa differenza è molto più interessante del semplice confronto tra “numero di credenti” e “numero di atei”.


7. Ma attenzione a una possibile conclusione errata

Non possiamo dire scientificamente:

“I non credenti italiani non sono rappresentati.”

Sarebbe troppo forte.

Possiamo invece dire:

“Esiste una notevole distanza tra la consistenza demografica della popolazione non religiosa e il numero di persone formalmente organizzate nelle principali associazioni specificamente dedicate all’ateismo, all’agnosticismo o all’umanesimo secolare.”

Questa è una proposizione verificabile empiricamente.

E possiamo porci una domanda ancora più interessante:

Perché milioni di persone che non appartengono a una religione non sentono il bisogno di organizzarsi collettivamente sulla base della propria coscienza non religiosa?


8. Qui nasce un problema sociologico molto interessante

Potrebbero esserci almeno cinque spiegazioni:

1. Individualizzazione

Il non credente considera il non credere una questione privata.

2. Bassa identificazione collettiva

Non pensa:

“Sono ateo, quindi appartengo a una comunità.”

3. Assenza di ritualità e luoghi

Le religioni offrono luoghi, riti, comunità e momenti di vita.

Il non credente spesso non dispone di equivalenti strutturati.

4. Stigma o timore sociale

Alcune persone possono evitare di dichiararsi pubblicamente non credenti.

5. Mancanza di un’offerta associativa percepita come propria

Il non credente potrebbe non identificarsi né con l’anticlericalismo né con una semplice associazione culturale.

Ed è proprio qui che il tuo Centro di Spiritualità Laica potrebbe rappresentare qualcosa di diverso: non semplicemente un’associazione che “difende gli atei”, ma uno spazio sociale nel quale una coscienza non religiosa può diventare comunità senza trasformarsi in religione.


9. Una formula che potrebbe diventare centrale nel tuo progetto

Io la formulerei così:

Grande consistenza demografica, debole organizzazione collettiva.

In Italia la popolazione non religiosa rappresenta una componente demograficamente rilevante della società, ma la sua capacità di organizzazione associativa specificamente fondata sulla non religiosità appare molto inferiore alla sua consistenza numerica.

Questa è una ipotesi di ricerca, da misurare sistematicamente.


10. E questo cambia anche la tua domanda iniziale

Non chiederei più soltanto:

«Quanti sono gli atei italiani?»

Ma costruirei un vero:

Indice di Rappresentanza della Libertà di Coscienza — IRLC

con almeno quattro dimensioni:

1. CONSISTENZA DEMOGRAFICA
Quanti sono?

2. CONSISTENZA IDENTITARIA
Quanti si definiscono credenti, atei, agnostici, non religiosi, spirituali senza religione?

3. CONSISTENZA ORGANIZZATIVA
Quanti sono iscritti a organizzazioni?

4. CAPACITÀ ISTITUZIONALE
Quanti luoghi, servizi, rappresentanti, convenzioni, riti civili e strutture territoriali esistono?

A quel punto potremmo arrivare a una domanda molto potente per il tuo progetto:

La democrazia italiana garantisce soltanto la libertà individuale di non credere oppure garantisce anche le condizioni sociali e istituzionali perché una coscienza non religiosa possa organizzarsi, esprimersi e vivere collettivamente?

Questa seconda domanda porta direttamente dalla “questione atea” alla tua più ampia “Questione della Libertà di Coscienza”.

E, metodologicamente, è molto più forte perché permette di confrontare credenti e non credenti non sul piano della verità delle loro convinzioni, ma sul piano della loro libertà effettiva e della loro capacità di vivere socialmente secondo la propria coscienza.

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