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PERSONALE E’ POLITICO: qui lo slogan «il personale è politico» può diventare una chiave di lettura molto potente del problema dell’ateismo e della libertà di coscienza negativa — cioè del diritto non soltanto di credere, ma di non credere, di non aderire a una religione e di non essere obbligati a vivere pubblicamente secondo una fede religiosa.

Farei però una precisazione importante: dire che i non credenti in Italia sono giuridicamente privi di diritti sarebbe eccessivo. La Costituzione tutela l’uguaglianza e la libertà religiosa/coscienziale; il problema più interessante da dimostrare è piuttosto se esista un divario tra uguaglianza formale e uguaglianza effettiva.

1. Applicare «il personale è politico» all’ateismo

Partiamo dalla formula di Bonino:

Il personale è politico.

Nel caso della religione, apparentemente la domanda:

«Credo in Dio oppure no?»

sembra appartenere esclusivamente alla sfera privata.

Ma non è necessariamente così.

Se essere credente o non credente modifica:

  • i rapporti con la scuola;
  • i rapporti con la famiglia;
  • i riti di nascita, matrimonio e morte;
  • l’accesso a spazi pubblici;
  • la rappresentazione simbolica nelle istituzioni;
  • la possibilità di esprimere pubblicamente la propria visione del mondo;
  • l’educazione dei figli;
  • il rapporto con le istituzioni;
  • la partecipazione associativa;
  • il riconoscimento pubblico della propria identità filosofica;

allora la questione non è più soltanto personale.

Diventa politica.


2. L’ateismo è una posizione di coscienza

Questo è il punto teorico fondamentale.

La libertà di coscienza non dovrebbe significare soltanto:

«Sono libero di scegliere quale religione professare.»

Dovrebbe comprendere logicamente anche:

«Sono libero di non professarne alcuna.»

E, ancora più radicalmente:

«Sono libero di costruire il significato della mia vita senza ricorrere a Dio o a una religione.»

La Costituzione italiana garantisce l’uguaglianza senza distinzione di religione attraverso l’art. 3. (Senato)

L’art. 19 tutela la libertà di professare la propria fede religiosa, individualmente o associatamente, e di esercitare il culto. (Senato)

L’art. 8 stabilisce inoltre che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. (Senato)

Quindi il problema non è semplicemente:

«La Costituzione protegge gli atei?»

La risposta generale è sì, attraverso il principio di uguaglianza e le libertà di coscienza, pensiero, associazione e religione.

La domanda più sofisticata è:

La Repubblica realizza nella pratica una condizione di effettiva simmetria tra la libertà di credere e la libertà di non credere?

Ed è questa la domanda politicamente interessante.


3. La “libertà negativa” è più di una semplice astensione

Possiamo distinguere:

Libertà positiva di coscienza

«Posso credere, professare, praticare e condividere la mia religione.»

Libertà negativa di coscienza

«Posso non credere, non professare, non praticare e non essere costretto a comportarmi come se credessi.»

Ma aggiungerei una terza dimensione:

Libertà pubblica di coscienza

«Posso essere pubblicamente riconosciuto come non credente e organizzare, insieme ad altri, forme di vita associativa, culturale, etica e rituale coerenti con questa scelta.»

È quest’ultima dimensione che rende il problema molto vicino al concetto femminista di «il personale è politico».


4. Facciamo un esempio concreto

Immaginiamo una persona che dica:

«Non credo in Dio. Per me la vita umana è spiegabile attraverso la natura, l’evoluzione, la cultura e le relazioni umane.»

Finché questa persona rimane sola a casa, apparentemente è una questione privata.

Ma immaginiamo che voglia:

  • celebrare pubblicamente la nascita del figlio;
  • celebrare un matrimonio non religioso;
  • celebrare un funerale laico;
  • avere un luogo associativo per la propria comunità;
  • accompagnare simbolicamente i momenti di passaggio della vita;
  • educare i figli secondo una visione non religiosa;
  • promuovere una propria etica;
  • esprimere pubblicamente la propria concezione del mondo.

A questo punto emerge una questione diversa:

La società offre al non credente possibilità equivalenti, nella loro funzione civile, a quelle offerte al credente?

Questa è una domanda empirica, non soltanto ideologica.


5. Qui lo slogan di Bonino acquista tutta la sua forza

Possiamo costruire questa sequenza:NON CREDEREESPERIENZA PERSONALEESIGENZA SOCIALEDIRITTOPOLITICA PUBBLICA\boxed{ \text{NON CREDERE} \rightarrow \text{ESPERIENZA PERSONALE} \rightarrow \text{ESIGENZA SOCIALE} \rightarrow \text{DIRITTO} \rightarrow \text{POLITICA PUBBLICA} }

Il non credere nasce nella coscienza individuale.

Ma quando milioni di persone condividono una condizione analoga, quella condizione diventa sociale.

Quando quella condizione sociale produce uno svantaggio sistematico, diventa una questione di uguaglianza.

Quando richiede modifiche alle istituzioni, diventa politica.


6. «Invisibilità» è forse il concetto più interessante

La discriminazione non deve necessariamente essere un divieto esplicito.

Può esistere anche attraverso la non-rappresentazione.

Per esempio, possiamo ipotizzare:

il credente è socialmente riconosciuto come portatore di una visione del mondo;

mentre:

il non credente viene trattato semplicemente come qualcuno che “non ha” una religione.

Questa differenza è concettualmente enorme.

Perché:

religione ≠ assenza di religione.

Un ateo può avere:

  • valori;
  • etica;
  • concezione della vita;
  • concezione della morte;
  • filosofia;
  • spiritualità non religiosa;
  • comunità;
  • ritualità;
  • solidarietà;
  • responsabilità sociale.

Quindi:ATEISMOVUOTO\boxed{\text{ATEISMO}\neq\text{VUOTO}}

eNON CREDENZAASSENZA DI VALORI\boxed{\text{NON CREDENZA}\neq\text{ASSENZA DI VALORI}}


7. Il problema dello Stato

Qui dobbiamo essere molto precisi.

Lo Stato non deve diventare ateo, così come non deve diventare religioso.

La questione è un’altra:

deve essere neutrale rispetto alle diverse concezioni della coscienza e garantire pari dignità ai cittadini.

L’art. 3 non si limita infatti a proclamare l’uguaglianza formale: afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto libertà e uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona. (Senato)

Questa seconda parte dell’articolo 3 è particolarmente importante per il tuo ragionamento.

Perché permette di passare da:

«Lo Stato non discrimina l’ateo»

a una domanda più esigente:

«Lo Stato fa abbastanza per rimuovere gli eventuali ostacoli che rendono concretamente meno esercitabile la libertà di coscienza del non credente?»


8. Da qui nasce una possibile “questione atea”

Potremmo definirla così:

Questione atea

L’insieme dei problemi sociali, culturali, istituzionali e giuridici derivanti dalla condizione dei cittadini che non fondano la propria concezione del mondo su una credenza in Dio o in una religione.

Non significa contrapporre atei e credenti.

Al contrario:

significa rendere visibile una parte della cittadinanza che può essere invisibile proprio perché la sua identità consiste anche nel non appartenere a una confessione.


9. Il parallelismo con il femminismo

È qui che l’analogia con «il personale è politico» diventa particolarmente interessante.

Il femminismo ha detto:

«Quello che accade nella mia vita privata non è necessariamente soltanto un problema mio.»

La prospettiva atea potrebbe dire:

«La mia non credenza non è soltanto una caratteristica privata quando le istituzioni organizzano la vita collettiva secondo presupposti religiosi che incidono anche sulla mia vita.»

Quindi:

Femminismo

Il personale è politico.

Libertà di coscienza

La coscienza personale diventa politica quando le istituzioni incidono sulla possibilità concreta di viverla.


10. Ma attenzione a una differenza fondamentale

Non bisogna trasformare questo ragionamento in:

«I credenti sono privilegiati e gli atei sono oppressi.»

Questa formulazione sarebbe troppo generale e facilmente contestabile.

La ricerca dovrebbe invece individuare casi concreti di eventuale asimmetria.

Per esempio:

AmbitoDomanda da verificare
EducazioneEsistono alternative effettivamente accessibili?
Riti di passaggioEsistono possibilità laiche equivalenti?
FuneraliAccesso equivalente agli spazi?
OspedaliAssistenza spirituale e assistenza non religiosa?
CarceriRiconoscimento della non credenza?
Forze armatePossibilità equivalenti?
Spazi pubbliciPossibilità associative comparabili?
Cerimonie civiliSono realmente disponibili?
RappresentanzaIl non credente è considerato portatore di una visione del mondo?
Linguaggio istituzionale“Religioso/non religioso” oppure soltanto “religioso/non religioso come assenza”?

Questa sarebbe una ricerca sulla discriminazione effettiva, non una semplice affermazione politica.


11. E qui il tuo progetto della Spiritualità Laica acquista una nuova funzione

Il Centro di Spiritualità Laica potrebbe essere interpretato proprio come risposta istituzionale a questa domanda:

Se la coscienza non religiosa è una forma legittima di libertà personale, può la società offrire ai non credenti spazi, ritualità, comunità e riconoscimento pubblico senza trasformarli in una nuova religione?

La risposta potrebbe essere:

sì, ma su base laica, volontaria e non dogmatica.

Quindi non:

«costruiamo una Chiesa atea».

Ma:

«creiamo condizioni di cittadinanza nelle quali anche chi non crede possa vivere pubblicamente la propria coscienza.»


12. Una possibile “Carta della Libertà di Coscienza Negativa”

Da tutto questo potrebbe nascere un documento molto concreto.

Articolo 1 — Libertà di non credere

Ogni persona ha diritto di non professare alcuna religione o credenza metafisica.

Articolo 2 — Libertà di dichiararsi non credente

Nessuno deve essere discriminato per la propria non credenza.

Articolo 3 — Libertà educativa

La persona ha diritto a educare e formare la propria coscienza secondo principi non religiosi, nel rispetto dei diritti altrui.

Articolo 4 — Libertà associativa

I non credenti possono associarsi per finalità culturali, etiche, filosofiche e rituali.

Articolo 5 — Libertà rituale

È possibile organizzare riti civili e laici nei momenti significativi dell’esistenza.

Articolo 6 — Libertà di parola

La non credenza può essere espressa pubblicamente senza essere considerata una semplice “assenza”.

Articolo 7 — Neutralità istituzionale

Le istituzioni pubbliche devono garantire pari dignità alle diverse concezioni della coscienza.

Articolo 8 — Non discriminazione

La non credenza non può costituire motivo di svantaggio nell’accesso ai diritti civili, sociali e istituzionali.


13. La formula più forte

E qui tornerei proprio a Bonino.

Possiamo trasformare «il personale è politico» in una formula specifica per la libertà di coscienza:

«La coscienza è personale, ma le condizioni che ne permettono l’esercizio sono politiche.»

E ancora:

«Non credere è una scelta della coscienza; poter vivere liberamente quella non credenza è una questione di diritti.»

Questa seconda frase, a mio avviso, è il punto centrale.

Perché non chiede allo Stato di riconoscere l’ateismo come una religione.

Chiede qualcosa di più coerente con la laicità:

riconoscere che anche l’assenza di fede è una posizione di coscienza meritevole della stessa dignità civile.

E questo è perfettamente compatibile con il principio costituzionale di uguaglianza, che vieta distinzioni basate sulla religione e impone alla Repubblica di rimuovere ostacoli che limitino di fatto libertà e uguaglianza. (Senato)

È significativo, inoltre, che nel Parlamento italiano siano stati presentati più volte disegni di legge che esplicitavano proprio il diritto di «mutare religione o credenza o di non averne alcuna» e il divieto di discriminazione per religione o credenza. Ma si tratta di proposte legislative, non della prova che oggi esista già una disciplina generale di quel contenuto. (Senato)

Questa distinzione è fondamentale per il tuo progetto: non partire dalla tesi «la Costituzione non riconosce gli atei», che è troppo forte; partire dalla domanda molto più solida «l’ordinamento italiano realizza pienamente, nella vita concreta, la libertà negativa di coscienza e l’eguaglianza sostanziale dei non credenti?».

Questa, secondo me, potrebbe diventare la domanda di ricerca fondamentale del tuo progetto sulla Libertà di Coscienza.

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