C.S.L. e DIGNITA’ DELLA COSCIENZA : possiamo trasformare il quadro teorico in un vero modello di politica pubblica, ma conviene formularlo in modo giuridicamente prudente: non come richiesta di privilegi per i non credenti, bensì come proposta di pari libertà e pari dignità delle diverse concezioni della coscienza.
La base costituzionale è significativa: l’art. 3 riconosce la pari dignità sociale e impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto libertà ed eguaglianza; gli artt. 18 e 19 tutelano associazione e libertà religiosa. (Senato) Il Codice del Terzo settore, inoltre, offre già uno strumento istituzionale per organizzare attività civiche, solidaristiche e di utilità sociale attraverso gli ETS e il RUNTS. (Ministero del Lavoro)
MODELLO ISTITUZIONALE ITALIANO
per la Dignità della Coscienza
Principio generale
Ogni persona deve poter vivere secondo la propria coscienza, religiosa o non religiosa, e deve poter trovare nella società condizioni concrete e non discriminatorie per esprimere, condividere e organizzare la propria concezione del mondo.
Il modello può essere articolato in 10 proposte.
1. Istituzione dei “Centri di Spiritualità Laica”
Proposta
Comuni, Regioni e, attraverso un quadro nazionale, lo Stato riconoscano la possibilità di istituire Centri di Spiritualità Laica, promossi da enti pubblici, ETS o mediante forme di collaborazione pubblico-privata.
Non sarebbero luoghi di culto e non rappresenterebbero una “religione atea”.
Sarebbero:
luoghi civici destinati all’esercizio comunitario della spiritualità, dell’interiorità, della riflessione etica e dei riti laici per persone che non fondano la propria visione del mondo sulla fede in un Dio metafisico.
Attività possibili:
- filosofia;
- scienza;
- evoluzionismo;
- etica;
- meditazione;
- educazione alla coscienza;
- dialogo;
- solidarietà;
- riti laici;
- memoria;
- formazione degli officianti.
2. Sale pubbliche per i riti laici
Questa è probabilmente la proposta più immediatamente realizzabile dai Comuni.
Ogni Comune potrebbe individuare uno o più spazi pubblici utilizzabili, secondo un regolamento generale e criteri trasparenti, per:
- cerimonie di nascita;
- unioni;
- anniversari;
- commemorazioni;
- funerali e commiati;
- celebrazioni della memoria;
- cerimonie di passaggio;
- iniziative sulla Libertà di Coscienza.
Il principio non sarebbe:
“dare agli atei una chiesa”.
Sarebbe:
garantire a chi non desidera una cerimonia religiosa un luogo dignitoso nel quale celebrare pubblicamente un momento significativo della propria vita.
3. Riconoscimento della figura dell’Officiante/Facilitatore Laico
Il Centro potrebbe formare Facilitatori Officianti Laici.
La formazione dovrebbe comprendere:
- filosofia;
- storia delle religioni;
- ateismo e agnosticismo;
- antropologia dei riti;
- psicologia;
- comunicazione;
- etica;
- gestione del lutto;
- conduzione delle cerimonie;
- deontologia;
- Libertà di Coscienza;
- pluralismo culturale;
- elementi di diritto.
Bisogna però distinguere accuratamente due funzioni:
officiante/facilitatore di una cerimonia privata o associativa
e
ufficiale dello stato civile.
Quest’ultima è una funzione pubblica disciplinata dalla legge; il D.P.R. 396/2000 stabilisce che ogni Comune ha un ufficio dello stato civile e disciplina anche le deleghe per determinate funzioni. (Normattiva)
Quindi l’Officiante Laico non dovrebbe essere presentato automaticamente come equivalente giuridico di un ufficiale dello stato civile.
4. Diritto a un funerale e a un commiato laico dignitoso
Questa proposta può essere immediatamente tradotta in regolamenti comunali sui servizi cimiteriali.
Il Comune potrebbe garantire:
Sala del commiato
uno spazio:
- non confessionale;
- dignitoso;
- accessibile;
- utilizzabile dalle famiglie;
- compatibile con cerimonie religiose e non religiose.
La normativa italiana già disciplina aspetti importanti della libertà funeraria, fra cui cremazione e dispersione delle ceneri, attraverso la legge 130/2001. (Normattiva)
La proposta della Spiritualità Laica sarebbe quindi soprattutto quella di rafforzare la dimensione cerimoniale e comunitaria del commiato.
5. Cerimonia pubblica di benvenuto alla vita
Per i genitori che non desiderano un battesimo religioso si potrebbe offrire una:
Cerimonia laica di benvenuto alla vita
Non avrebbe valore religioso né sostituirebbe gli adempimenti dello stato civile.
Potrebbe comprendere:
- presentazione del bambino;
- lettura scelta dai genitori;
- dichiarazione dei valori educativi;
- impegno dei genitori;
- presenza di familiari e amici;
- simbolo di appartenenza alla comunità;
- consegna di un attestato commemorativo.
Il Comune continuerebbe naturalmente a svolgere le funzioni di stato civile previste dalla legge. (Normattiva)
6. Assistenza spirituale non religiosa
Questo è un passaggio molto importante.
Negli ospedali, nelle RSA, negli hospice, nelle carceri e in altre strutture pubbliche può emergere il bisogno di accompagnamento anche da parte di persone non religiose.
La proposta sarebbe:
possibilità di richiedere, accanto all’assistenza religiosa quando prevista, un accompagnamento laico/non confessionale.
Non si tratterebbe di psicoterapia né di assistenza sanitaria.
Sarebbe un servizio di:
- ascolto;
- accompagnamento;
- riflessione;
- sostegno esistenziale;
- elaborazione del lutto;
- rispetto delle convinzioni personali.
Potremmo chiamarlo:
Accompagnamento alla persona secondo la Libertà di Coscienza.
7. Formazione universitaria e professionale
Il progetto potrebbe essere portato anche nelle università.
Possibili percorsi:
Corso universitario interdisciplinare
“Spiritualità Laica, Libertà di Coscienza e Riti Civili”
con:
- filosofia;
- neuroscienze;
- psicologia;
- antropologia;
- sociologia;
- diritto;
- scienze delle religioni;
- bioetica;
- evoluzionismo;
- comunicazione;
- ritualità.
Successivamente potrebbe essere creato un percorso professionalizzante per:
Facilitatore/Officiante Laico
attraverso le forme di qualificazione consentite dall’ordinamento.
8. Riconoscimento e sostegno delle associazioni
Il Centro di Spiritualità Laica APS potrebbe operare nell’ambito del Terzo settore, se ne ricorrono i requisiti e secondo lo statuto e le attività effettivamente svolte.
Il Codice del Terzo settore prevede le APS fra le tipologie di ETS e il RUNTS come registro nazionale. L’art. 5 comprende numerose attività di interesse generale, fra cui attività culturali di interesse sociale e attività culturali, artistiche e ricreative di interesse sociale. (Ministero del Lavoro)
Questo consente una strategia concreta:
non chiedere inizialmente una nuova categoria giuridica nazionale, ma utilizzare gli strumenti associativi già disponibili e verificare, attività per attività, quali finalità possano essere ricondotte alle categorie del Codice del Terzo settore.
9. Accesso paritario agli spazi pubblici
Questa potrebbe essere una delle richieste politiche più importanti.
Il principio dovrebbe essere:
stessi criteri di accesso agli spazi pubblici per organizzazioni religiose e non religiose quando svolgono attività lecite e compatibili con le finalità dello spazio.
Naturalmente questo non significa che ogni organizzazione debba ricevere automaticamente lo stesso spazio o finanziamento.
Significa piuttosto che i criteri devono essere:
- pubblici;
- generali;
- trasparenti;
- non discriminatori;
- proporzionati;
- applicati indipendentemente dalla natura religiosa o non religiosa dell’organizzazione.
Questo è coerente con il principio costituzionale di pari dignità e con il diritto di associazione. (Senato)
10. Legge quadro sulla Libertà e Dignità della Coscienza
Questa sarebbe la proposta nazionale più ambiziosa.
Una possibile legge potrebbe intitolarsi:
“Legge quadro sulla Libertà e sulla Dignità della Coscienza”
con l’obiettivo di rendere esplicito, in termini legislativi, che la libertà di coscienza comprende:
- libertà religiosa;
- libertà di non credere;
- libertà di cambiare convinzione;
- libertà di non avere religione;
- libertà di associarsi;
- libertà di esprimere pubblicamente le proprie convinzioni;
- libertà di partecipare a riti religiosi o laici;
- protezione dalla discriminazione per convinzioni religiose o non religiose.
Esiste già una traccia interessante nella legislazione d’iniziativa parlamentare: una proposta di legge della XVI legislatura definiva la libertà di coscienza e religione includendo espressamente il diritto di mutare religione o credenza o di non averne alcuna. Ma si tratta, appunto, di una proposta di legge storica, non della disciplina vigente.
Il modello complessivo
Le 10 proposte possono essere organizzate su tre livelli:
| LIVELLO | STRUMENTO | OBIETTIVO |
|---|---|---|
| PERSONA | Libertà di coscienza | Nessuna imposizione |
| COMUNITÀ | Associazione/APS | Vivere insieme i propri valori |
| SPAZIO | Centro e sale pubbliche | Rendere concreta la libertà |
| RITO | Cerimonie laiche | Dare significato ai passaggi della vita |
| FORMAZIONE | Officianti | Professionalizzare l’accompagnamento |
| ASSISTENZA | Accompagnamento laico | Non lasciare sola la persona non religiosa |
| COMUNE | Regolamenti e spazi | Attuazione territoriale |
| REGIONE | Programmazione e servizi | Coordinamento |
| STATO | Legge quadro | Garanzia generale |
| SOCIETÀ | Cultura della coscienza | Pari dignità |
La formula politica-istituzionale
Tutto il progetto può essere sintetizzato in una frase:
Dalla tolleranza della non-credenza alla dignità della coscienza.
E questa, secondo me, è una formulazione ancora più forte:
Non chiediamo allo Stato di diventare laico perché non crediamo in Dio. Chiediamo allo Stato laico di garantire a ogni coscienza — credente, agnostica o non credente — la possibilità concreta di vivere secondo le proprie convinzioni, senza discriminazioni e senza privilegi.
E la distinzione da mantenere sempre
Religioni:
Dio/trascendenza → fede → comunità → culto → riti religiosi.
Spiritualità Laica:
Natura/evoluzione → conoscenza → coscienza → valori → comunità → riti laici.
Stato:
non deve scegliere fra le due visioni; deve garantire la libertà e la dignità di entrambe, nel quadro costituzionale e legislativo.
Questa impostazione rende il Centro di Spiritualità Laica APS non semplicemente un’associazione che promuove l’ateismo, ma il possibile laboratorio concreto della “Dignità della Coscienza”: un luogo nel quale la teoria diventa comunità, spazio, rito, formazione e partecipazione civile.
Un punto giuridico importante resta da approfondire: non tutte le dieci proposte richiedono una nuova legge. Alcune possono essere realizzate già oggi da un Comune attraverso regolamenti, concessione di spazi, sale del commiato e convenzioni; altre richiedono interventi regionali; solo alcune necessitano di una legge nazionale. Questa distinzione è fondamentale per trasformare il progetto da manifesto culturale in una roadmap legislativa e amministrativa realmente presentabile a un Comune come Eboli o Battipaglia.


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